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IN ITALIA ALLARME ANTISEMITISMO

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L’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – CDEC pubblica annualmente un rapporto sugli episodi e i discorsi d’odio antisemita in Italia. Grazie alla collaborazione con istituti di ricerca e organizzazioni nazionali e internazionali, anche nel 2024 è stato elaborato un documento dettagliato, destinato a studiosi, istituzioni e professionisti della comunicazione. L’analisi si apre con una panoramica sociologica sulla situazione italiana, includendo dati statistici relativi alla percezione di sicurezza e benessere della popolazione. Questo inquadramento è fondamentale per comprendere il fenomeno dell’antisemitismo e tiene conto anche degli effetti del conflitto in Medio Oriente. I dati raccolti mostrano un incremento importante degli atti antisemiti rispetto al 2023, anno che aveva già visto una crescita preoccupante degli episodi. Nel 2024, a partire da 1.384 segnalazioni, l’Osservatorio ha identificato 877 episodi riconducibili all’antisemitismo. Tra questi, 600 si sono manifestati online, mentre 277 si riferiscono ad azioni concrete avvenute nel mondo reale. Accanto al tradizionale antisemitismo di matrice cospirazionista, si registra un incremento evidente, sia in termini assoluti che percentuali, di episodi legati al contesto bellico. Abbiamo parlato di questo con il direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea a Milano, Gadi Luzzatto Voghera, che ricopre questo ruolo dal 2016.

Quali sono le principali forme di antisemitismo che si manifestano oggi in Italia?
«Come si può leggere nella Relazione annuale sull’antisemitismo in Italia 2024 realizzata dall’Osservatorio antisemitismo della Fondazione CDEC la grande maggioranza degli episodi individuati come “antisemiti” (sia online che offline) dopo il 7 ottobre 2023 sono connessi al conflitto in Medio Oriente. Questo dato riflette l’emergenza del momento, legato alla tensione della guerra, ma non offre un quadro esaustivo poiché l’antisemitismo (così come definito, in maniera a mio modo non completamente soddisfacente, dalla working definition dell’IHRA) è un fenomeno che attraversa trasversalmente la società occidentale e quella italiana. Lo si trova nelle retoriche della destra di governo e anche in quella estrema, in quelle della sinistra di opposizione e anche in quella estrema, nei “salotti bene” della borghesia urbana, in molti ambienti religiosi in ambito cristiano» 

Secondo lei, come influiscono i social media sulla diffusione dell’antisemitismo?
«A mio parere (anche in questo caso faccio riferimento alla Relazione che in questo è molto chiara) si tratta di mezzi che hanno agevolato molto la diffusione di discorsi d’odio antiebraico. In alcuni casi sono utilizzati con una pianificazione ideologica ben precisa. Oggi chiunque si sente legittimato a scrivere la qualunque sui social media senza alcuna verifica dei fatti e senza alcun rispetto per i più elementari principi etici. Un terreno ideale per la diffusione di linguaggi anche molto antichi»

In che modo il contesto socio-economico attuale contribuisce all’aumento dell’antisemitismo?
«Il lungo stato di crisi socio-economica che stiamo attraversando acuisce le tensioni sociali, le contrapposizioni tra “vittime”, i conflitti bottom-top. Come ben descritto dall’analisi offerta dalla Relazione nell’articolo di Betti Guetta, questo contesto di crisi è il terreno ideale per il rafforzamento e la diffusione dei pregiudizi e delle teorie complottistiche, che sono gli elementi fondamentali di ogni linguaggio antisemita»

Qual è il ruolo della disinformazione nel pregiudizio antisemita?
«La disinformazione, associata alla distorsione della realtà e della storia, sono azioni intenzionali prodotte da agenzie internazionali ben note. In primis l’Iran, a cui si associano i diversi proxies, gruppi di propaganda russi e statunitensi (in particolare la galassia dei Qanon) che utilizzano la rete per diffondere false narrative sul sionismo, su Israele, sulla Shoah, si muovono in maniera coerente per promuovere il diffondersi del discorso antisemita, producendo paradossi politici anche importanti. Ad esempio, in Italia i gruppi dichiaratamente laici (direi laicisti) dell’estrema sinistra universitaria si ritrovano a utilizzare le stesse retoriche prodotte dal fondamentalismo islamista, in un cortocircuito ideologico totalmente irrazionale ma molto efficace»

Come si manifesta l’antisemitismo nelle manifestazioni pro-Palestina?
«Citerei le raccomandazioni associate alla definizione dell’IHRA di antisemitismo. Ogni volta che Israele viene rappresentato come l’ebreo collettivo, ogni volta che il sionismo viene raccontato per quel che non è (senza tener conto della sua essenza di movimento risorgimentale ebraico con una sua storia ben precisa), ogni volta che si associano gli israeliani ai nazisti promuovendo una distorsione della Shoah, ogni volta che la critica (legittima) all’operato politico e anche militare dei governi israeliani viene fatta utilizzando stereotipi dell’antisemitismo, in tutti questi casi le manifestazioni pro-Palestina promuovono discorsi d’odio antisemita. Non è sempre così, ma spesso lo è. Ad esempio di recente c’èe stata una manifestazione all’Università di Firenze che contestava una giornata di studio sull’antisemitismo in cui c’erano anche studiosi dell’Università di Tel Aviv. Era un momento di incontro di ricerca storica, contestato però solo per la presenza di un’università israeliana. Un attacco alla libertà di parola e di ricerca, oltre che un evidente corto circuito sul tema dell’antisemitismo, che è un fenomeno evidente ed allarmante a prescindere dalla sorte dei civili palestinesi che hanno le loro case e i loro beni distrutti da mesi di bombardamenti»

Quali misure stanno adottando le istituzioni europee per combattere l’antisemitismo?
«Molte e importanti. La Strategia europea di contrasto all’antisemitismo e di rafforzamento della vita ebraica sta producendo grandi progettualità interstatuali. Le strategie nazionali (quella italiana è stata approvata oggi dal governo) promettono di essere efficaci. Senza questa attenzione istituzionale il livello e la pericolosità dell’antisemitismo sarebbero immensamente superiori e incontenibili»

Come possono le comunità ebraiche difendersi dai continui attacchi che minano anche la loro sicurezza?
«Molte cose. A prescindere dalle precauzioni fisiche e dai presidi militari, credo che le comunità dovrebbero aprirsi a tutte le forme possibili di dialogo con la società maggioritaria, farsi conoscere per quel che sono, mostrare la bellezza della civiltà ebraica e della sua multiforme cultura, moltiplicare i momenti come le giornate europee della cultura ebraica. Fare di tutto per scalfire l’immagine stereotipa e negativa dell’ebreo proposta dall’antisemitismo, mostrando la bellezza dell’ebraismo e il suo radicamento nella civiltà europea»

Elisa Garfagna
giornalista

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