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SETTE, IN AUMENTO LA MANIPOLAZIONE PSICOLOGICA

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Il fenomeno delle sette in Italia rappresenta una realtà molto complessa, spesso sottovalutata dalle istituzioni e dall’opinione pubblica. Si tratta di gruppi che, dietro un’apparente offerta di crescita personale, spirituale o filosofica, esercitano un controllo psicologico e materiale sui propri adepti, portandoli a una condizione di totale dipendenza dal leader o dall’ideologia del gruppo. L’assenza di una legislazione specifica e di un monitoraggio istituzionale strutturato rende difficile quantificare l’entità del fenomeno, ma le associazioni che operano sul territorio segnalano un costante aumento delle richieste di aiuto da parte di vittime e familiari. Per approfondire il tema, abbiamo raccolto la testimonianza di Lorita Tinelli, psicologa, criminologa e fondatrice del CeSAP.

Che cos’è il CESAP e qual è la sua missione?
«Il CeSAP è l’acronimo di Centro Studi Abusi Psicologici, da me co-fondato nel 1999 assieme ad altri colleghi. Nasce con l’obiettivo di studiare gli indicatori del fenomeno dell’abuso psicologico come conseguenze delle relazioni manipolative e di potere. Il Centro è divenuto in questi oltre 25 anni un punto di riferimento per vittime di sistemi abusanti, che vengono seguite e supportate da psicologici e da avvocati esperti nella materia. Abbiamo inoltre costruito nel tempo una importante banca dati del fenomeno settario, che include documenti, testimonianze, sentenze non solo italiane, che ci permettono anche di attivare percorsi di prevenzione e di informazione. Dal 2017 il CeSAP è anche tra le associazioni che ne costituiscono il Consiglio Direttivo»

Come si può definire una setta e quali sono le sue caratteristiche principali?
«Una setta è un gruppo o un movimento tenuto insieme da un impegno condiviso nei confronti di un leader o da un’ideologia carismatica. Ha un sistema di credenze che ha le risposte a tutte le domande della vita e offre una soluzione “speciale” che può essere ottenuta solo seguendo le regole del leader. Ha anche un sistema di controllo, ovvero una serie di regole stringenti che sono utili a mantenere l’adepto sempre attivo e vincolato al gruppo. Oltre alla relazione di dipendenza tra adepti e leadership, la setta favorisce la separazione dal restante mondo, inducendo un pensiero dicotomico nei membri che li porta a vedere le cose in maniera nettamente opposta tra loro: noi-loro; buoni-cattivi. Il gruppo-setta, inoltre, sfrutta i suoi membri, impegnandoli gratuitamente in diverse attività: dal proselitismo ad azioni anche potenzialmente illegali o criminose».

Chi sono i seguaci di una setta e in che modo diventano vittime?
«Chiunque può aderire ad una setta. Un gruppo settario offre appartenenza, identità, risposte a tutte le problematiche. E sorprende il neofita con una grande dose di accoglienza e di amore all’inizio dell’incontro. La letteratura scientifica e la pratica clinica evidenziano come in un qualsiasi momento di fragilità della nostra vita diveniamo molto più recettivi a messaggi rassicuranti. Il guru, mediante tecniche di influenza indebita, è capace di compromettere gradualmente l’altrui capacità di auto- determinarsi».

Quanto è diffuso il fenomeno delle sette in Italia e quali sono i dati disponibili?
«Il fenomeno è molto diffuso, stante alle tante richieste di aiuto che la nostra associazione riceve ogni giorno. La mancanza di dati rappresentativi del fenomeno è una grave carenza dovuta ad un più generale disinteresse istituzionale. Il Consiglio d’Europa ha, a più riprese, invitato gli Stati membri ad istituire Osservatori che potessero offrire una conoscenza più oggettiva della diffusione di gruppi controversi in Italia, ma anche attivare politiche preventive. Ovviamente non è accaduto nulla di tutto questo e i numeri che oggi sono a nostra disposizione sono quelli delle richieste di aiuto e dei nostri interventi. Sottolineo anche la difficoltà di ottenere dati precisi e sempre aggiornati circa un fenomeno sociale così mutante e in forte espansione».

Qual è il giro d’affari delle sette? Immagino che tutto sia fatto senza fattura…
«Il giro d’affari è inimmaginabile. Tra corsi, servizi, seminari, incontri tematici, prestazioni, riunioni … anche on line, tutto rigorosamente pagato tramite donazioni o comunque a nero, possiamo immaginare che i vari guru, santoni moderni, culti distruttivi siano economicamente in una condizione migliore dei loro seguaci. Alcuni gruppi controversi che mescolano spiritualità a new age promuovono donazioni per qualsiasi tipo di attività. Poi vi sono anche i gruppi del potenziale umano che offrono corsi mirabolanti per amplificare il potere della mente o per arricchirsi miracolosamente, dietro enormi compensi per l’acquisto di ‘straordinari e unici’ percorsi formativi. Ma qualsiasi cosa i gruppi controversi propongono, non è mai no profit».

Quali rischi comporta l’appartenenza a una setta, sia a livello individuale che per la società?
«L’appartenenza alle sette, proprio per l’assorbimento totale delle potenzialità e risorse delle vittime, nonché lo sfruttamento fisico e mentale, comporta la devastazione più totale per chi ne è vittima. Di solito quest’ultima ripone tutte le sue aspettative nei confronti di una esperienza che la prosciugherà anche economicamente, togliendole ogni tipo di dignità. Non sono rari gli episodi di tentativi di suicidio, ma anche di sviluppo o recrudescenza di patologie mentali. A livello sociale, visto che le sette tendono a distruggere le relazioni pre-esistenti, come quelle familiari e della rete sociale, diventano un grave danno per l’intera società e per il senso autentico della relazione stessa».

 Se una persona si sente vittima di una setta, può rivolgersi alle forze dell’ordine?
«In assenza di una legge, ma anche di una puntuale preparazione di chi si dovrà trovare al momento dell’accoglienza (forze dell’ordine, personale sanitario, docenti, …) diventano difficili gli strumenti di tutela. Ancora oggi diversi psicologi non conoscono l’argomento né si sono mai posti il problema sulla sua esistenza, e quando entrano in contatto con fuoriusciti da esperienze settarie non sempre posseggono gli strumenti giusti per aiutarli. Oltre alla individuazione di forme di tutela, sarebbe utile l’attivazione di politiche preventive, soprattutto nelle scuole». 

 Esistono differenze legislative tra i vari Paesi europei nella lotta contro le sette?
«Alcuni stati, come la Francia, la Germania, la Svizzera, hanno recepito le sollecitazioni del Consiglio d’Europa, attivando leggi più o meno stringenti, ma a tutela del cittadino. La Francia in particolar modo ha istituito la MIVILUDES, un osservatorio interministeriale sullo studio, vigilanza e informazione del fenomeno dell’influenza indebita e ha adottato una legge molto stringente contro i ciarlatani della salute». 

So che ha ricevuto numerose intimidazioni: si sente al sicuro in questo momento?
«Negli anni ho imparato a convivere con una serie di azioni intimidatorie e di tentativo di discredito che mi accompagnano quasi quotidianamente. Solitamente provengono dai gruppi di cui mi occupo, ma molto più spesso dai loro apologeti o consulenti. Le azioni più frequenti riguardano denunce o continue diffide, ma anche minacce e creazioni di blog anonimi di fake news nel tentativo di porre dubbi sulla mia credibilità personale e professionale. Di tanto in tanto oltre ai blog, vengono scritte “libri” autoprodotti che mi rappresentano come una persona indegna: secondo queste narrazioni fantasiose, io sarei una persona che perseguita minoranze religiose, sedicenti colleghi, che agisce peggio dei gruppi settari, che non ha le competenze per occuparsi di questo fenomeno e così via.»

Abbiamo fatto un paio di domande a Susanna Campione, senatrice per Fratelli d’Italia e avvocata esperta in tutela delle vittime di abuso psicologico. Quali strumenti la politica può introdurre per contrastare efficacemente il fenomeno delle sette e tutelare le vittime da manipolazioni e abusi?
«Le sette sono un fenomeno che si muove nell’ombra e prolifera grazie al silenzio che solitamente le circonda. Spesso all’interno di questi gruppi si consumano abusi. Nel nostro ordinamento sono presenti norme che sanzionano i reati che vengono commessi di frequente all’interno delle sette, penso al reato di truffa oppure al reato di maltrattamenti o ancora di violenza sessuale o addirittura all’omicidio. Non vi è tuttavia in Italia una legge che vieti le sette. Sicuramente utili possono essere le campagne di informazione che mettano in guardia dal pericolo che si corre aderendo a queste aggregazioni».

Da avvocato, quali sono le principali difficoltà legislative nel formulare una legge che riesca a colpire le sette senza violare la libertà di culto e di associazione?
«Sanzionare l’adesione alle sette e’ difficile dovendo contemperare la tutela da manipolazioni con la libertà di culto. Inoltre, occorrerebbe distinguere le sette che commettono reati dai gruppi che si riuniscono per fini leciti. Un altro problema di difficile soluzione è delineare una fattispecie sufficientemente definita che non violi il principio di tassatività della legge penale».

Elisa Garfagna
giornalista

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